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Guidonia Today

Centro Antiviolenza Le Lune di Guidonia: "La sordità delle istituzioni locali"

"Le Associazioni dell'ATI richiedono di rettificare la Determina Dirigenziale circa l'asserita ingiustificata interruzione"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

Contestiamo e denunciamo l'illegittimità del contenuto della DETERMINAZIONE DIRIGENZIALE CONCERNENTE L'AFFIDAMENTO DIRETTO DEL CENTRO ANTIVIOLENZA AD ALTRA ASSOCIAZIONE (DET. Dir. E N. 13 DEL 17.02.2016 A FIRMA DELLA DIRIGENTE DELL'AREA VI, ARCH. GIOVANNA RECCHIA, RESPONSABILE DEL SERVIZIO ARCH. CRISTINA ZIZZARI, DIRIGENTE DELL'AREA I , DOTT. GILBERTO PUCCI) perché afferma fatti non veritieri e dà false motivazioni .

QUESTO E' CIO' CHE denuncia L'ATI, FORMATA DALLE ASSOCIAZIONI DIFFERENZA DONNA ONG, PLEIADI ONLUS E ARNICA ONLUS, CHE DAL FEBBARIO 2009 AL 18/ 01/ 2016 HA GESTITO IL CENTRO ANTIVIOLENZA LE LUNE per donne vittime di violenza di genere DEL COMUNE DI GUIDONIA. LA DETERMINAZIONE RECITA TESTUALMENTE: "Come emerge dal verbale della riunione protocollo 9197 del 01.02.2016, le Presidenti delle tre Associazioni dell'ATI, effettuata la lettura dello schema di disciplinare DICHIARANO DI NON VOLER PROCEDERE ALLA FIRMA DELLO STESSO, RINUNCIANDO ARBITRARIAMENTE ALL'INCARICO IN OGGETTO. "TALE RINUNCIA NON GIUSTIFICATA HA CAGIONATO L'INTERRUZIONE DEL SERVIZIO; RISULTA NECESSARIO PERTANTO PROCEDERE AD INDIVIDUAZIONE DI NUOVO GESTORE PER GARANTIRE IL SERVIZIO DI UTILITA' SOCIALE PER IL TERRITORIO…"

L'ATI a differenza di quanto falsamente asserito nella determinazione HA AMPIAMENTE illustrato e motivato le ragioni dell'assoluto dissenso alla decisione dell'Amministrazione Comunale di trasferire il Centro antiviolenza presso i locali della RSA dell'Italian Hospital Group, perché contraria alle finalità politiche di un Centro Antiviolenza. Trasferire il centro antiviolenza in una struttura dedicata esclusivamente al trattamento di disturbi e patologie di natura psichiatrica viola i principi contenuti negli atti internazionali in materia di violenza contro le donne nonché la Convenzione di Istanbul e tutte le linee guida elaborate e diffuse dagli enti locali, regionali, nazionali in materia di prevenzione e contrasto della violenza di genere. La violenza maschile contro le donne trova le sue radici in una cultura patologicamente contraria alla libertà delle donne e nulla ha a che vedere con la patologia psichiatrica.

CHIARISSIME e fondate dunque le ragioni politiche espresse dall'ATI contro la decisione dell'amministrazione di trasferire il centro antiviolenza in una struttura assolutamente inadeguata all'attività di accoglimento e sostegno alle donne vittime di violenza di genere, attività che le operatrici delle tre associazioni hanno svolto con grande professionalità e RESPONSABILITA' e SENZA AVER RICEVUTO PER BEN 8 MESI (DAL 2 MAGGIO AD OGGI) ALCUN RICONOSCIMENTO ECONOMICO. DUNQUE mai ALCUNA INTERRUZIONE DEL SERVIZIO E' STATA CAUSATA né ALCUNA RINUNCIA NON GIUSTIFICATA è stata fatta da parte DELLE ASSOCIAZIONI, CHE invece CONTRARIAMENTE A QUANTO SOSTENUTO NELLA DELIBERA, HANNO svolto la loro attività nella più totale disponibilità, impegno, professionalità e responsabilità FINO A QUANDO CIO' NON E'STATO LORO IMPEDITO CON LO SGOMBERO DEL CENTRO LE LUNE e il TRASFERIMENTO DI QUANTO IN ESSO CONTENUTO PRESSO I LOCALI DELL'IHG.

GRAVE, UNIVOCA, ILLEGITTIMA E CERTAMENTE ARBITRARIA E' STATA DUNQUE LA DECISIONE dell'amministrazione, CHE RIFIUTANDO DI CONFRONTARSI SULLE MOTIVAZIONI POLITICHE A BASE DEL DISSENSO ESPRESSO DALLE ASSOCIAZIONI AL TRASFERIMENTO DEL CENTRO antiviolenza ha ESTROMESSO l'ATI DAL SERVIZIO COSTRINGENDOLA DI FATTO a rinunciare all'INCARICO perché in un luogo non consono a realizzare gli obiettivi politici di un centro antiviolenza.

E' DOVEROSO SOTTOLINEARE LA PIENA DISPONIBILITA' RESA DALLE TRE ASSOCIAZIONI A PROSEGUIRE IL SERVIZIO, IN UN LUOGO CONSONO AD OSPITARE UN CENTRO ANTIVIOLENZA, NEL RISPETTO DEI PRINCIPI SANCITI DALLA LEGISLAZIONE COMUNITARIA E NAZIONALE (vd. Convenzione di Istanbul dell'11.05.2011, L.R. 19 marzo 2014 n.4).

AD OGNI BUON FINE SI RIPORTA LA PARTE CENTRALE DELLA LETTERA inviata dall'ATI all'amministrazione "[…] La decisione di codesta Amministrazione Comunale di trasferire il Centro antiviolenza presso i locali della RSA dell'Italian Hospital Group, dedicato esclusivamente al trattamento di disturbi e patologie di natura psichiatrica, appare palesemente contraria alle finalità del servizio in questione nonché in violazione delle linee guida elaborate e diffuse dagli enti locali, regionali, nazionali e internazionali in materia di prevenzione della violenza di genere e sostegno e accoglienza delle donne. Le scriventi evidenziano che la collocazione del lavoro di un Centro antiviolenza costituisce il primo elemento della prospettiva con la quale l'ente locale affronta politicamente una questione come quella della violenza nei confronti delle donne e pertanto non può prescindere dall'esperienza maturata dalle organizzazioni di donne della società civile impegnate sul tema (cfr. artt. 6 e 7 della Convenzione di Istanbul; art. 5 L.R. 19 Marzo 2014, n. 4). La localizzazione del lavoro del Centro antiviolenza nel contesto imposto da Codesta Amministrazione denota, invece, a parere delle scriventi Associazioni ed in ragione dei parametri da ultimo riaffermati dalla Convenzione di Istanbul, l'assimilazione della violenza di genere a disturbi e patologie di natura psichiatrica, a "malattia" da cui le singole donne devono essere curate e contribuisce ad occultare le ragioni culturali e sociali sottese alle violenza nei confronti delle donne del territorio. Inoltre, i locali indicati dal Comune non garantiscono gli standard di riservatezza e tutela dell'incolumità personale delle donne vi si rivolgono: queste ultime sono esposte a gravi forme di vittimizzazione secondaria, al pericolo per la loro incolumità psicofisica e di stigmatizzazione sociale che ostacolano, fino a impedire del tutto, un efficace progetto individuale di uscita dalla situazione di violenza, alimentando stereotipi discriminatori nei loro confronti e di conseguenza pregiudicando la riuscita dei percorsi sociali e giudiziari intrapresi. I locali individuati dall'amministrazione sono inoltre del tutto inadeguati alle esigenze specifiche dei minori che il Centro pure accoglie per gravi violenze patite.

Le scriventi Associazioni rilevano inoltre che la decisione del trasferimento del Centro antiviolenza, in assenza di vaglio del Consiglio Comunale e al di fuori di un effettivo confronto con l'ATI affidataria del Centro, costituisce solo l'ultima di una serie di scelte significative della generalizzata sottovalutazione della questione della violenza di genere da parte di codesta Amministrazione e dell'assenza di una volontà politica autentica volta a prevenire il fenomeno e all'avanzamento della condizione delle donne del territorio di riferimento…".

A SUPPORTO DELLA SCELTA OPERATA DALLE TRE ASSOCIAZIONI LA NOTIZIA DI QUESTI ULTIMI GIORNI, RIPORTATA DAI PRINCIPALI QUOTIDIANI, CIRCA LA DECISIONE DI COLLOCARE UNA DONNA VITTIMA DI VIOLENZA PRESSO UNA CLINICA PER ANZIANI, CHE HA CAUSATO L'OPPOSIZIONE E LE RIMOSTRANZE GENERALI DELLE ASSOCIAZIONI NAZIONALI sulla base delle stesse motivazioni addotte dall'ATI al comune di Guidonia.

IL MESSAGGIO E' STATO BEN RECEPITO DALL'AMMINISTRAZIONE DI ROMA CHE, RITORNANDO SULLE PROPRIE DETERMINAZIONI HA DECISO DI assegnare UNA CASA ALLA DONNA VITTIMA DI VIOLENZA.

ALLA LUCE DI TUTTO QUANTO SOPRA RAPPRESENTATO, LE ASSOCIAZIONI DIFFERENZA DONNA ONG, LE PLEIADI ONLUS ED ARNICA ONLUS, DIFFIDANO PUBBLICAMENTE I FIRMATARI DELLA DETERMINAZIONE DIRIGENZIALE N. 13 DEL 17.02.2016 RICHIEDENDO DI RETTIFICARE QUANTO IN ESSA CONTENUTO CIRCA L'ASSERITA INGIUSTIFICATA INTERRUZIONE DEL SERVIZIO DA PARTE DELL'ATI, RISERVANDOSI DI PROPORRE EVENTUALE AZIONE GIUDIZIARIA PER I TUTTI I DANNI SUBITI E SUBENDI A SEGUITO DELLE MENZIONATE DICHIARAZIONI.

Le Associazioni

DIFFERENZA DONNA ONG

LE PLEIADI ONLUS

ARNICA ONLUS

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