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Stacchini, CRA: "Ruspe, cemento e asfalto le soluzioni di Tivoli per sconfiggere un doloso degrado"

"Tutto ciò in un’area particolarmente sensibile dal punto di vista ambientale"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di RomaToday

Vi fareste curare da un medico responsabile della morte di un vostro congiunto? Così si potrebbe riassumere quel che sta accadendo a Tivoli Terme, nell’area “Stacchini”, dove si sta consumando l’ennesimo attacco agli ambienti naturali residui dei travertini delle Acque Albule.

Con una deliberazione del 7 novembre 2018, la Giunta comunale di Tivoli ha infatti adottato gli atti di indirizzo relativi al “Programma di riqualificazione e sviluppo dell’area dell’ex Polverificio Stacchini” a Tivoli Terme, che comprende la bonifica completa dell’area. Il testo della delibera, infarcita di grossolani errori tendenti a sminuire il valore naturalistico del SIC (Sito di Importanza Comunitaria “Travertini delle Acque Albule, Bagni di Tivoli”, area protetta istituita in virtù della Direttiva europea “Habitat“ per la sua ricchezza botanica del tutto particolare), enfatizza l’importanza dell’intervento di risanamento.

Nella Delibera si afferma tra l’altro, candidamente, che l’azione di risanamento si farà rimuovendo i rifiuti dalle aree degradate, ma anche eliminando la vegetazione e, dulcis in fundo, realizzando un bel centro logistico che coprirà quella parte del SIC con decine di ettari di asfalto e cemento.

Per evitare nuove situazioni di degrado e instaurare un’attività di “sorveglianza” (!) del sito, si darà sfogo all’impattante costruzione di capannoni, palazzine (alte fino a 14 m), nuova viabilità. Insomma, risulta evidente il tentativo realizzare nuove pesanti infrastrutture usando come grimaldello il degrado in cui l’area è stata fatta giungere, in assenza di adeguati controlli da parte dei privati e degli enti che avrebbero dovuto effettuarli.

Tutto ciò in un’area particolarmente sensibile dal punto di vista ambientale. E’ infatti nota a tutti l’annosa vicenda dell’area Stacchini, zona oggetto di un vergognoso abbandono al quale nessuno negli anni ha voluto far fronte. Un degrado iniziato sommessamente già alla fine degli anni Novanta, ma esploso in tutta la sua violenza nei primi anni Duemila.

Nel tempo l’area è stata ridotta in condizioni disastrose, con tonnellate di rifiuti di ogni genere sparse accuratamente su tutta la superficie, e a ben poco sono valsi gli sporadici, e talvolta altrettanto distruttivi, interventi delle pubbliche amministrazioni. Ma questo è quello che sanno tutti… Davvero pochi, invece, sanno che l’area dell’ex Polverificio Stacchini è una delle aree di maggior interesse naturalistico del Lazio, nota per la sua ricchezza botanica già dalla prima metà del secolo scorso, tanto da essere perimetrata come SIC.

I Siti di Importanza Comunitaria porteranno, una volta concluso il percorso istitutivo, alla realizzazione di una rete europea di aree protette. Un riconoscimento importante del valore naturalistico dell’area, ma del quale il Comune di Tivoli – forse sazio di siti Unesco, FAI e quant’altro – non sente evidentemente il bisogno, mentre di asfalto e cemento continua ad avere, con tutta evidenza, appetito.

Per ironia della sorte, l’incarico di redigere il progetto di recupero sarà assegnato proprio alla Società Stacchini, la quale, a causa del mancato controllo sui suoi terreni, è da considerare la principale, anche se non l’unica, responsabile del degrado cui si è giunti. Insomma, una situazione talmente paradossale da far passare per la testa l’assurda idea che l’incredibile degrado dell’area sia stato creato ad arte proprio per facilitare la realizzazione di quello che, in fondo, non è altro che un vecchio progetto edificatorio (inserito nel PRUSST “Asse Tiburtino”), ritirato fuori dal cilindro a distanza di molti anni dalla potente lobby del mattone locale.

Ancora una volta, a dispetto di tante belle chiacchiere sulla tutela e la conservazione della natura che escono dalla bocca di molti politici e politicanti di ogni livello, beni collettivi come quelli naturalistici e ambientali vengono sacrificati, alla prima occasione, sull’altare degli interessi di poche persone. La cosa davvero sconcertante è che questo si possa verificare anche nelle aree protette, che, in quanto tali, sono istituite con lo scopo di tutelare specie animali e vegetali o ambienti naturali di particolare valore scientifico.

Questi, analogamente ai beni culturali, devono essere salvaguardati perché anche i posteri possano fruire non soltanto della loro bellezza o valore scientifico ma, nel caso degli ambienti naturali, anche per i servizi ecosistemici che essi forniscono. In aggiunta a ciò, va ricordato che il Comune di Tivoli e la Rete Ferroviaria Italiana hanno ulteriori gatte da pelare, in relazione al proposto bypass nella stessa area (Via Cesurni), per la rimozione del passaggio a livello di Tivoli Terme.

Devono infatti tener presente, obbligatoriamente, quanto disposto dalla DGR 813/2017 concernente il “SIC Travertini Acque Albule” e l’intero progetto va rinviato a procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA). Il rispetto per i beni naturali non sembra interessare l’Amministrazione tiburtina.

Comitato per il Risanamento Ambientale Comitato Salviamo Ponte Lucano

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